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Google ha deciso: così combatterà l’IA e lo spam (sei al sicuro?)

Google ha cambiato le regole per i valutatori dei contenuti. Ecco a cosa prestare attenzione.

Google ha deciso: così combatterà l’IA e lo spam (sei al sicuro?)
Cose da ricordare
  • Il punto di partenza

    Hai presente quando cerchi qualcosa su Google e ti ritrovi in una pagina piena di parole a caso, come se fosse scritta da un robot?

  • Cosa è cambiato per i valutatori di Google?

    Partiamo dal principio: i valutatori sono persone che analizzano i risultati di Google per capire se sono utili per gli utenti. Non decidono chi sale in classifica, ma danno a Google gli indizi su cosa premiare o punire.

  • Cosa significa per te? Consigli pratici

    Ecco cosa fare (e non fare) per non finire nei guai: Crea contenuti originali che risolvono problemi reali. Esempio: invece di scrivere “10 modi per dimagrire” (già visto ovunque), prova “Come ho perso 5 kg senza odiare la vita”; Usa l’IA con testa. Gli strumenti di AI generativa tipo ChatGPT sono utili per bozze o idee, ma poi modifica, aggiungi esempi personali, opinioni. Insomma, crea contenuti di valore; Controlla la user experience. se il tuo sito è pieno di annunci o si blocca con gli ad-blocker, rischi di essere penalizzato; Produrre contenuti in serie con l’IA solo per riempire il sito. Google li odia più delle pubblicità delle slot machine.

Hai presente quando cerchi qualcosa su Google e ti ritrovi in una pagina piena di parole a caso, come se fosse scritta da un robot?

Ecco, Google ha deciso di fare pulizia.

Da marzo, ha rivisto le Linee guida per i valutatori della qualità – umani che giudicano i risultati di ricerca.

Niente di rivoluzionario, ma ci sono novità su IA, spam e come evitare di finire nel dimenticatoio.

Vediamo cosa occorre sapere.

Proverò a spiegarlo in modo semplice.

Cosa è cambiato per i valutatori di Google?

Partiamo dal principio: i valutatori sono persone che analizzano i risultati di Google per capire se sono utili per gli utenti.

Non decidono chi sale in classifica, ma danno a Google gli indizi su cosa premiare o punire.

E ora, le regole del gioco sono più nitide.

1. L’IA generativa ora ha una definizione ufficiale

Nella sezione “Definizioni importanti”, Google ha messo nero su bianco cosa intende per contenuti generati dall’IA:

“L’IA generativa è un modello che impara da esempi e crea contenuti nuovi: testi, immagini, codice… insomma, tutto quello che può sembrare fatto da umani, ma non lo è”.

Traduzione: puoi usare ChatGPT & co., ma se il risultato è una scopiazzatura senza valore, verrai penalizzato.

2. Tre nuovi tipi di spam da evitare come la peste

Google ha aggiunto categorie di contenuti spam che fanno accapponare la pelle:

  • Abuso di domini scaduti: comprare domini abbandonati (tipo saldiscarpevintage.com) e riempirli di robaccia per sfruttare la loro vecchia reputazione.
  • Abuso della reputazione del sito: mettere contenuti di terzi su un sito famoso solo per cavalcarlo (“Eh, tanto qui si posiziona bene!”).
  • Abuso di contenuti su larga scala: creare milioni di pagine inutili con l’IA, tipo articoli che iniziano con “Come modello linguistico, non ho dati aggiornati…”.

Se ti riconosci in uno di questi punti, inizia a preoccuparti.

3. Come capire se un contenuto è fatto con l’IA?

Google ha dato esempi concreti ai valutatori.

Tipo:

“Se una pagina inizia con “Come IA, non so cosa sia successo dopo il 2021” e finisce a metà frase tipo “Il cancro al pancreas è un raro…”, probabilmente è spam”.

Morale: l’IA va bene, ma solo se aggiungi valore al contenuto generato dall’intelligenza artificiale.

4. Annunci e ad-blocker: occhio alle impostazioni

I valutatori ora devono disattivare i blocca-annunci durante le verifiche.

Perché?

Per vedere la pagina come la vedono gli utenti normali. Se il tuo sito è un circo di pop-up, dovresti ricalibrare il tutto.

Cosa significa per te? Consigli pratici

Ora, passiamo al lato pratico.

Ecco cosa fare (e non fare) per non finire nei guai:

✅ Fai così:

  • Crea contenuti originali che risolvono problemi reali. Esempio: invece di scrivere “10 modi per dimagrire” (già visto ovunque), prova “Come ho perso 5 kg senza odiare la vita”.
  • Usa l’IA con testa. Gli strumenti di AI generativa tipo ChatGPT sono utili per bozze o idee, ma poi modifica, aggiungi esempi personali, opinioni. Insomma, crea contenuti di valore.
  • Controlla la user experience. se il tuo sito è pieno di annunci o si blocca con gli ad-blocker, rischi di essere penalizzato.

❌ Non fare così:

  • Produrre contenuti in serie con l’IA solo per riempire il sito. Google li odia più delle pubblicità delle slot machine.
  • Comprare domini vecchi per sfruttarne la storia. Funzionava nel 2010, ora è un suicidio.
  • Ignorare i temi YMYL (Your Money, Your Life). Se parli di salute, finanza o sicurezza, sii super preciso. L’IA qui è rischiosa: un errore e c’è chi ti fa causa.

“Ma io uso l’IA e va tutto bene!” – Sì, ma…

Secondo me, il problema non è l’IA in sé, ma come la usi.

Se scrivi 100 articoli al giorno copiando da Wikipedia, è ovvio che Google ti sgama.

Ma se usi l’IA per dare un’impalcatura agli articoli che poi arricchisci con la tua esperienza, nessuno ti romperà le scatole.

Esempio:

  • Brutto: in articolo generico su “I benefici della camomilla”, uguale a 10.000 altri.
  • Bello: “Perché la camomilla mi ha rovinato il sonno (e cosa ho fatto dopo)”, con dati, aneddoti e link a studi.

Vedi la differenza?

E ora? I prossimi passi

Riassumendo:

  1. Non farti prendere dal panico. Google non sta demonizzando l’IA, ma chi la usa male.
  2. Controlla il tuo sito. Hai pagine incomplete o con testi “robotici”? Sistemale.
  3. Pensa agli utenti, non agli algoritmi. Se un contenuto è utile alle persone, Google lo premierà.

Ultimo consiglio: non prendertela con Google.

È come lamentarsi del sole perché scotta.

Il motore di ricerca vuole dare risposte utili, e sta cercando di filtrare chi imbroglia.

E tu, cosa ne pensi?

Hai mai usato l’IA per i tuoi contenuti?

Ti è capitato di finire in una pagina spam?

Scrivilo nei commenti e facciamo due risate (o piangiamo insieme, dipende). 😉

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Cosa è cambiato per i valutatori di Google?