Devo iniziare questo articolo con una confessione.
Qualche anno fa avevo scritto che odiavo creare contenuti con ChatGPT.
E, soprattutto, che non lo avrei mai fatto.
Beh.
Le cose sono cambiate.
Non perché oggi penso che basti aprire ChatGPT, scrivere:
Scrivimi un articolo di 3.000 parole sui migliori cosmetici naturali.
copiare il risultato dentro WordPress e andare a bere un caffè.
Anzi.
Se utilizzi ChatGPT in questo modo rischi ancora di produrre un contenuto mediocre.
La differenza è che ChatGPT è diventato molto più bravo a scrivere testi lunghi, seguire istruzioni complesse, lavorare su file, mantenere un tono di voce e sviluppare un articolo completo.
E quindi è cambiato anche il modo in cui conviene utilizzarlo.
Il vecchio metodo che spiegavo in questo articolo?
Keyword.
Indice.
Punto 1.
Punto 2.
Punto 3.
E così fino alla fine perché ChatGPT non riusciva a creare un articolo lungo in una sola risposta.
Oggi non ha più molto senso lavorare così per forza.
Puoi tranquillamente chiedere una prima bozza lunga e completa.
Ma c’è una cosa importante da capire.
Il fatto che ChatGPT possa scrivere 3.000 parole non significa che quelle 3.000 parole siano automaticamente un buon articolo.
La qualità dipende ancora tantissimo da quello che gli dai prima di iniziare.
E da quello che fai dopo.
In questa guida voglio quindi mostrarti il metodo che utilizzerei oggi per creare un articolo lungo con ChatGPT senza ritrovarti con il solito contenuto artificiale che sembra scritto da un’intelligenza artificiale a chilometri di distanza.
Vedremo anche come utilizzare ChatGPT per la SEO, come controllare le informazioni, come togliere quell’effetto troppo schematico e come aggiungere qualcosa che un modello linguistico non può inventare al posto tuo.
Se invece vuoi approfondire la struttura generale di un contenuto, ti consiglio anche la mia guida su come scrivere un articolo blog.
Prima cosa: dimentica il vecchio modo di usare ChatGPT
La prima versione di questo articolo risaliva a un’altra epoca.
Per utilizzare ChatGPT consigliavo addirittura di installare AIPRM e scegliere prompt già preparati da altre persone.
Oggi?
Puoi farlo se ti piace.
Ma non ne hai bisogno.
Un prompt preparato bene da te, con il contesto del tuo progetto, sarà spesso molto più utile di un template generico utilizzato da migliaia di persone.
Perché?
Perché ChatGPT non ha bisogno soltanto di sapere:
Scrivi un articolo sulla crema viso.
Ha bisogno di capire:
- chi leggerà l’articolo;
- cosa sta cercando quella persona;
- qual è l’obiettivo della pagina;
- quale tono utilizzi normalmente;
- quali informazioni devi inserire;
- quali informazioni non deve inventare;
- quali fonti può utilizzare;
- quanto deve approfondire l’argomento;
- come vuoi organizzare il contenuto.
Più contesto gli dai, meno dovrà indovinare.
E meno deve indovinare, migliore sarà normalmente il risultato.
Non iniziare chiedendo a ChatGPT di scrivere
Questo secondo me è uno degli errori più frequenti.
Hai deciso l’argomento.
Apri ChatGPT.
Scrivi:
Scrivimi un articolo completo di 2.500 parole sulla migliore crema viso naturale.
E premi invio.
Può funzionare?
Sì.
Può anche uscire un testo apparentemente ottimo.
Ma hai lasciato al modello quasi tutte le decisioni importanti.
Qual è l’intento?
Quali prodotti considera?
Quali domande deve risolvere?
Quanto deve essere tecnico?
Quali dati sono fondamentali?
Quali esperienze possiede la tua azienda?
ChatGPT non può saperlo automaticamente.
Quindi prima di chiedere l’articolo devi preparare un brief.
Il brief conta più del prompt magico
Online troverai continuamente:
Il prompt definitivo per creare articoli SEO con ChatGPT.
Non esiste.
O almeno io non ci credo.
Un buon prompt per un sito di ricette potrebbe essere pessimo per uno studio legale.
Un prompt che funziona su Wonize può essere completamente sbagliato per PlantaDea.
Il valore sta nel contesto.
Per esempio, prima di scrivere puoi fornire a ChatGPT qualcosa del genere:
Sto preparando un articolo per un sito italiano dedicato alla cosmesi naturale. Il pubblico è composto soprattutto da persone che vogliono capire come scegliere prodotti migliori ma non hanno competenze chimiche. La keyword principale è “come riconoscere i cosmetici naturali”. L’intento è informativo. Voglio un articolo semplice, molto concreto e senza tono accademico. Dobbiamo spiegare INCI, certificazioni, ingredienti, greenwashing, conservazione e differenza tra naturale e biologico. Evita promesse mediche. Prima di scrivere, analizza cosa dovrebbe sapere una persona per arrivare alla fine dell’articolo senza avere bisogno di cercare una seconda guida.
Noti la differenza?
Non ho ancora chiesto di scrivere.
Gli ho spiegato il lavoro.
Puoi usare ChatGPT anche per la keyword research?
Sì.
Ma devi capire bene cosa può fare e cosa no.
ChatGPT è molto utile per sviluppare semanticamente un argomento.
Puoi chiedergli:
- quali domande potrebbe avere una persona;
- quali sottoargomenti sono collegati;
- quali problemi vengono prima e dopo una ricerca;
- quali confronti potrebbero essere utili;
- quali termini appartengono semanticamente al tema.
Ma non confondere questo lavoro con una vera analisi dei volumi di ricerca.
Se hai bisogno di sapere se una keyword viene cercata 100 o 10.000 volte al mese, devi utilizzare dati reali provenienti dagli strumenti SEO che utilizzi.
ChatGPT può aiutarti a ragionare.
Non devi chiedergli di inventare un volume.
Per approfondire questa parte puoi leggere anche la guida su come scrivere un articolo in ottica SEO.
Fagli costruire una mappa dell’argomento prima dell’indice
Nel vecchio metodo chiedevo subito:
Mi puoi creare un indice?
Oggi farei prima un passaggio in più.
Gli chiederei di ragionare su quello che il lettore deve realmente sapere.
Per esempio:
Prima di creare l’indice, individua tutte le domande che una persona potrebbe avere su questo argomento. Dividile tra domande fondamentali, dubbi secondari e informazioni che aiutano a prendere una decisione. Non creare ancora l’articolo.
Perché lo faccio?
Perché altrimenti ChatGPT tende facilmente a costruire il classico indice ordinato:
- Introduzione.
- Cos’è X.
- Vantaggi di X.
- Svantaggi di X.
- Come scegliere X.
- Conclusioni.
Perfettamente ordinato.
Perfettamente prevedibile.
E spesso perfettamente noioso.
Prima capisci quali informazioni servono.
Poi costruisci la struttura.
Non accettare automaticamente l’indice che ti propone
Questa parte è importantissima.
ChatGPT tende a essere ordinato.
Molto ordinato.
A volte troppo.
Il risultato può sembrare la scaletta di un libro scolastico.
H2.
Tre H3.
Altro H2.
Altri tre H3.
Lista.
Conclusione.
Un articolo umano non deve essere disordinato.
Ma nemmeno sembrare costruito con un righello.
Prendi quindi l’indice e chiediti:
- Questo passaggio serve davvero?
- Due sezioni possono diventare una sola?
- Manca una domanda importante?
- C’è una parte troppo generica?
- Sto parlando di qualcosa soltanto perché tutti gli altri articoli ne parlano?
- Posso inserire un mio esempio reale?
Non lasciare che sia ChatGPT a decidere da solo il valore editoriale della pagina.
Il direttore sei ancora tu.
Oggi puoi chiedere direttamente un articolo lungo
Arriviamo alla differenza più grande rispetto alla vecchia versione di questo articolo.
Prima scrivevo:
ChatGPT non creerà un testo lungo per tutti i paragrafi con una sola risposta, quindi dovrai far scrivere tutti i punti uno alla volta.
Oggi non ti darei più questo consiglio.
ChatGPT può tranquillamente creare una prima bozza molto lunga e articolata in una singola risposta.
E spesso lavorare sull’articolo intero presenta anche un vantaggio.
Il modello vede il testo nel suo complesso.
Può distribuire meglio le informazioni.
Evitare, almeno in parte, di ripetere la stessa introduzione in ogni sezione.
Creare collegamenti tra un punto e l’altro.
Mantenere una conclusione coerente con ciò che è stato scritto prima.
Quindi sì.
Oggi gli chiederei direttamente una prima bozza completa.
Ma il prompt deve essere molto più preciso di:
Scrivi 3.000 parole.
Un esempio di prompt per un articolo lungo
Potresti utilizzare una struttura del genere:
Scrivi una prima bozza completa dell’articolo seguendo il brief e la struttura che abbiamo preparato. Deve essere approfondita e soddisfare l’intento della ricerca, ma non allungare artificialmente le sezioni. Usa un italiano naturale e semplice. Alterna frasi brevi e più lunghe. Non trasformare ogni concetto in un elenco puntato. Usa gli elenchi soltanto quando migliorano realmente la leggibilità. Evita una struttura troppo simmetrica con lo stesso numero di paragrafi in ogni sezione. Non iniziare ogni H2 con una definizione. Inserisci esempi concreti. Non ripetere la stessa conclusione alla fine di ogni sezione. Evita frasi generiche, introduzioni inutili e formule da testo generato. Se manca un’informazione che richiede una fonte o un dato reale, segnalamelo invece di inventarla.
Questo è già molto diverso da:
Scrivi un articolo SEO di 3.000 parole.
Hai detto a ChatGPT anche come non deve sembrare il testo.
Non fissarti sul numero di parole
C’è un altro problema.
Se chiedi:
Voglio esattamente 4.000 parole.
stai già dando al modello un incentivo a riempire spazio.
Magari l’argomento ne richiede 2.700.
Che farà con le altre 1.300?
Probabilmente inizierà ad allungare.
A ripetere.
A spiegare cose ovvie.
Meglio chiedere:
Scrivi un articolo approfondito, lungo quanto serve per soddisfare bene l’intento senza ripetizioni o sezioni aggiunte soltanto per aumentare la lunghezza.
Poi sei tu a decidere se serve ampliare qualcosa.
Ho dedicato un articolo intero alla domanda su quanto dovrebbe essere lungo un articolo blog.
Il vero problema dei testi ChatGPT oggi è che possono essere troppo schematici
Questa, secondo me, è una delle parti più interessanti.
Nel 2023 il problema era spesso un testo brutto.
Nel 2026 il problema può essere diverso.
Il testo è corretto.
È leggibile.
È grammaticalmente pulito.
Eppure senti che c’è qualcosa che non va.
Spesso è troppo perfettino.
Ogni sezione ha la stessa lunghezza.
Ogni H2 contiene tre paragrafi e una lista.
Ogni concetto viene prima annunciato e poi spiegato.
Ogni sezione termina con una mini conclusione.
Le transizioni sembrano costruite con lo stampino.
Leggendolo non trovi necessariamente un errore.
Ma non sembra scritto da una persona che aveva qualcosa da raccontare.
Sembra scritto da qualcuno che doveva completare una struttura.
Come togliere l’effetto ChatGPT
Io farei un editing specifico.
Prima ancora di controllare le keyword.
Leggi l’articolo e cerca questi segnali:
- troppi elenchi puntati;
- sezioni tutte della stessa lunghezza;
- frasi con la stessa costruzione;
- introduzioni inutili prima di ogni risposta;
- concetti ripetuti più volte con parole diverse;
- conclusioni alla fine di ogni H2;
- frasi che potrebbero stare in qualunque articolo;
- assenza di opinioni, esperienza ed esempi reali;
- ritmo troppo regolare.
Poi rompi quella regolarità.
Una sezione può essere di quattro paragrafi.
Quella successiva di dodici.
Una risposta può iniziare subito con un sì.
Un’altra può aver bisogno di un esempio prima.
Una lista può essere perfetta in una sezione e completamente inutile in quella successiva.
Gli esseri umani non scrivono con una griglia Excel invisibile davanti agli occhi.
Dagli il tuo tono di voce prima di chiedere l’articolo
Un’altra differenza enorme rispetto a qualche anno fa?
Puoi dare a ChatGPT esempi reali di come scrivi.
E dovresti farlo.
Se hai già dieci articoli pubblicati, hai qualcosa di molto più utile della frase:
Scrivi in tono professionale ma amichevole.
Questa istruzione la utilizzano praticamente tutti.
Cosa significa “amichevole” per te?
Usi il tu?
Fai battute?
Quanto sono lunghi i paragrafi?
Quanto spesso utilizzi le domande?
Sei tecnico?
Usi esempi personali?
ChatGPT può capirlo molto meglio leggendo direttamente alcuni tuoi testi.
Puoi quindi fornirgli due o tre articoli e chiedere:
Analizza questi testi e individua il mio stile. Guarda soprattutto ritmo, lunghezza delle frasi, modo in cui introduco gli esempi, uso delle domande, tono, ironia, struttura dei paragrafi e parole che tendo a utilizzare o evitare. Non scrivere ancora. Crea soltanto una guida di stile.
Poi controlla quella guida.
Correggila.
E utilizzala come istruzione per il nuovo contenuto.
Per lavori continuativi puoi creare un progetto dedicato
Se produci contenuti continuamente per lo stesso sito, ripetere ogni volta trenta istruzioni non è particolarmente divertente.
Puoi utilizzare i Progetti di ChatGPT per mantenere insieme conversazioni, file di riferimento e istruzioni legate allo stesso lavoro.
Per esempio potresti creare:
Progetto: Blog aziendale
E inserire:
- la guida di stile;
- gli articoli migliori già pubblicati;
- informazioni sull’azienda;
- indicazioni sul pubblico;
- termini da utilizzare;
- termini da evitare;
- eventuali documenti tecnici.
In questo modo non parti da zero ogni volta.
E soprattutto riduci il rischio che un articolo sembri scritto per un’azienda e quello successivo per un’altra.
ChatGPT non deve inventare la tua esperienza
Questa regola per me è fondamentale.
ChatGPT può aiutarti a organizzare ciò che sai.
Non deve inventare ciò che hai fatto.
Se non hai testato un prodotto, non fargli scrivere:
Durante il nostro test abbiamo notato…
Se non hai intervistato cento clienti, non scrivere:
Secondo un sondaggio condotto sui nostri clienti…
Sembra scontato.
Ma il rischio esiste perché un modello linguistico può produrre una frase molto credibile anche quando l’informazione non gli è stata fornita.
Quindi dagli i tuoi materiali.
Un foglio Excel.
Un’intervista.
Gli appunti del tecnico.
I dati delle vendite.
Le domande ricevute dal servizio clienti.
Le fotografie.
La tua esperienza.
Poi chiedigli di utilizzare quel materiale.
Questa è una differenza enorme tra un contenuto generico e qualcosa che appartiene realmente alla tua azienda.
Non fidarti automaticamente dei dati che inserisce
Altro passaggio obbligatorio.
Verifica.
Se nell’articolo compaiono:
- statistiche;
- date;
- leggi;
- studi;
- prezzi;
- citazioni;
- nomi di prodotti;
- specifiche tecniche;
non dare per scontato che siano corretti soltanto perché la frase sembra convincente.
Chiedi le fonti.
Aprile.
Controlla cosa dicono.
Se il tema è delicato, la verifica diventa ancora più importante.
Google non odia gli articoli scritti con ChatGPT
Questa è probabilmente la correzione più importante rispetto al mio vecchio articolo.
Scrivevo:
Google non ama i contenuti generati dall’AI.
Detta così oggi è sbagliata.
A Google non interessa semplicemente chi ha premuto i tasti della tastiera.
Le sue indicazioni attuali si concentrano soprattutto su qualità, accuratezza, originalità, utilità e valore per l’utente.
L’AI generativa può essere utilizzata per fare ricerca, organizzare informazioni e aiutare durante la creazione del contenuto.
Il problema nasce se utilizzi l’automazione per produrre quantità enormi di pagine senza aggiungere valore.
Quindi:
articolo fatto con ChatGPT = penalizzazione
è una semplificazione che non regge.
Piuttosto dovresti chiederti:
Se togliessi il nome dell’autore, questa pagina avrebbe comunque qualcosa che la distingue dalle altre cento presenti online?
Se la risposta è no, il problema non è ChatGPT.
Il problema è il contenuto.
Un articolo AI deve avere qualcosa che l’AI da sola non possiede
Questo concetto oggi è ancora più importante perché non devi pensare soltanto al posizionamento tradizionale.
Google sta integrando sempre di più esperienze generative come AI Overviews e AI Mode.
E gli utenti possono cercare direttamente con ChatGPT e altri strumenti.
Google stesso consiglia di creare contenuti unici, utili e difficili da sostituire con l’ennesimo riassunto di informazioni già presenti online.
Quindi prova ad aggiungere:
- dati raccolti da te;
- esperimenti;
- test reali;
- casi studio;
- esperienza diretta;
- fotografie originali;
- opinioni motivate;
- interviste;
- confronti fatti realmente.
È utile per Google.
È utile per il lettore.
E può anche dare ai sistemi generativi un motivo in più per utilizzare la tua pagina come fonte.
Se questo argomento ti interessa, ho scritto una guida specifica su come apparire nelle risposte AI.
Dopo la prima bozza fai almeno tre revisioni diverse
Io non chiederei a ChatGPT:
Rivedi l’articolo e miglioralo.
Troppo generico.
Farei revisioni separate.
Prima revisione: informazioni
Controlla se il testo risponde realmente alle domande del lettore.
Cerca:
- buchi informativi;
- parti troppo superficiali;
- ripetizioni;
- affermazioni non dimostrate;
- domande importanti rimaste senza risposta.
Seconda revisione: stile
Ora dimentica la SEO.
Leggilo come una persona.
Suona naturale?
Ti annoi?
Ci sono frasi che sembrano tradotte?
Troppi “inoltre”?
Troppi “è importante sottolineare”?
Troppi:
In conclusione, possiamo affermare che…
Tagliali.
Sostituisci le frasi generiche con esempi.
Rompi i paragrafi troppo simmetrici.
Inserisci il tuo modo di parlare.
Questa è la fase in cui il testo smette di essere “una buona risposta di ChatGPT” e inizia a diventare un tuo articolo.
Terza revisione: SEO
Solo ora controllerei:
- title;
- H1;
- H2 e H3;
- keyword principale;
- termini semanticamente importanti;
- link interni;
- meta description;
- immagini;
- testi alternativi;
- eventuali dati strutturati.
Non partire dalla keyword e poi cercare disperatamente di costruirle intorno un articolo.
Costruisci una buona risposta e poi assicurati che Google riesca a capirne bene l’argomento.
Puoi chiedere a ChatGPT di rendere umano il testo?
Sì.
Ma attenzione a una cosa.
Non esiste il pulsante magico:
Humanize.
Almeno non nel senso in cui molti lo intendono.
Se dai a ChatGPT un testo generico e gli dici soltanto:
Rendilo umano.
potrebbe limitarsi ad aggiungere qualche domanda retorica, frasi più informali e magari un “immagina questo scenario”.
Non basta.
Per renderlo realmente tuo devi dirgli cosa significa “umano” nel tuo caso.
Per esempio:
Rivedi questo testo eliminando l’effetto da articolo AI. Non aggiungere colloquialità artificiale. Riduci la simmetria tra le sezioni, elimina le frasi generiche, varia maggiormente la lunghezza dei paragrafi, sostituisci le spiegazioni astratte con esempi concreti e conserva soltanto gli elenchi che aiutano realmente la lettura. Non utilizzare formule come “in conclusione”, “è importante sottolineare”, “nel panorama odierno” o altre espressioni da articolo generico. Mantieni il mio tono di voce indicato nella guida di stile.
Molto meglio.
Ma anche dopo questo passaggio rileggi personalmente il risultato.
Se una frase non la diresti mai, cambiala.
I link interni non lasciarli completamente a caso
ChatGPT può anche aiutarti a inserire i link interni.
Ma ha bisogno di sapere quali pagine esistono.
Puoi dargli un elenco di URL con titolo e argomento e chiedergli quali sono realmente pertinenti.
Non deve inserire dieci link soltanto perché glieli hai forniti.
Un collegamento deve aiutare chi legge ad approfondire.
Se vuoi capire come cambia il valore delle visite che arrivano dai sistemi generativi, per esempio, puoi leggere il mio approfondimento su perché il traffico da ChatGPT converte meglio.
Non pubblicare la prima risposta
Se dovessi darti una sola regola sarebbe probabilmente questa.
La prima risposta di ChatGPT è una bozza, non il tuo articolo.
Anche se è bella.
Anche se è lunga.
Anche se non trovi errori grammaticali.
Guardala come guarderesti la prima bozza preparata da un collaboratore.
Gli diresti:
questa parte è buona.
Questa è troppo generica.
Qui manca un esempio.
Questo dato va verificato.
Questa sezione non serve.
Questo passaggio va approfondito.
Fai esattamente la stessa cosa con ChatGPT.
Il metodo completo che utilizzerei oggi
Riassumiamo il mio flusso di lavoro.
Non come formula obbligatoria.
Come punto di partenza.
- Individua l’intento. Capisci cosa vuole realmente ottenere il lettore.
- Prepara il materiale. Keyword research, documenti, dati, prodotti, esperienze, interviste e fonti.
- Dai a ChatGPT il contesto. Spiega sito, pubblico, obiettivo, tono e limiti.
- Fagli analizzare l’argomento. Prima di creare la scaletta.
- Costruisci insieme la struttura. Non accettare automaticamente il primo indice.
- Chiedi una prima bozza completa. Non sei più obbligato a generare un H2 alla volta.
- Controlla le informazioni. Specialmente dati, studi, prezzi, leggi e affermazioni tecniche.
- Aggiungi ciò che ChatGPT non possiede. Esperienza, test, dati originali, esempi, opinioni e immagini.
- Rompi la struttura artificiale. Togli simmetria, elenchi inutili e frasi standard.
- Rendi il testo coerente con la tua voce. Utilizza esempi reali del tuo stile.
- Fai la revisione SEO. Title, heading, link interni, intenti secondari, meta e immagini.
- Rileggi personalmente. Prima di pubblicare.
ChatGPT può quindi scrivere un articolo intero al posto tuo?
Sì.
Tecnicamente può farlo.
Ma la domanda più interessante secondo me è un’altra.
Vuoi che ChatGPT scriva un articolo al posto tuo oppure vuoi utilizzare ChatGPT per creare un articolo migliore?
Sono due approcci molto diversi.
Nel primo caso deleghi il lavoro.
Nel secondo utilizzi uno strumento.
Io preferisco il secondo.
Posso utilizzare ChatGPT per organizzare cento informazioni in pochi secondi.
Per trovare un buco nella mia scaletta.
Per farmi proporre cinque modi diversi di spiegare un concetto.
Per riscrivere un passaggio che non funziona.
Per controllare se ho dimenticato una domanda.
Per creare una prima bozza di 3.000 parole.
Ma ciò che rende quell’articolo realmente mio arriva dopo.
Le decisioni.
Gli esempi.
La verifica.
L’esperienza.
Il modo in cui scelgo cosa lasciare e cosa eliminare.
Questa secondo me è la vera differenza tra pubblicare un contenuto generato con l’AI e utilizzare l’AI per scrivere un ottimo contenuto.
La prima cosa può farla praticamente chiunque.
La seconda richiede ancora una persona che sappia cosa sta facendo.

