Il traffico che arriva da ChatGPT, Perplexity, Google AI Mode e dagli altri motori basati sull’intelligenza artificiale non si comporta come quello che arriva da Google Ads.
Ed è una differenza che chi lavora come consulente SEO e conversioni dovrebbe iniziare a considerare seriamente.
Un utente che clicca su un risultato sponsorizzato di Google sta ancora cercando una risposta.
Un utente che arriva da ChatGPT, invece, spesso quella risposta l’ha già ricevuta.
Ha fatto domande.
Ha aggiunto dettagli.
Ha confrontato diverse possibilità.
L’intelligenza artificiale ha già fatto una parte importante del lavoro.
Per questo motivo il clic finale può avere un valore molto diverso.
Secondo alcuni dati pubblicati recentemente sul traffico generato dagli LLM, le visite provenienti dalle piattaforme AI possono avere tassi di conversione molto interessanti, in alcuni casi superiori a quelli del traffico PPC.
Ma c’è un problema.
Se continuiamo a trattare questi utenti come normali visitatori provenienti da Google, rischiamo di perdere una grande opportunità.
Vediamo perché.
Chi arriva da ChatGPT ha già fatto molte domande

Facciamo un esempio molto più semplice.
Immagina di voler comprare un nuovo materasso.
Su Google potresti cercare:
miglior materasso per mal di schiena.
A quel punto trovi articoli, annunci, ecommerce, comparatori e recensioni.
Devi aprire diversi risultati.
Leggere.
Confrontare i prezzi.
Capire quali materiali sono i migliori.
Valutare le misure.
Controllare le recensioni.
Con ChatGPT potresti fare una domanda molto più precisa:
Dormo soprattutto sul fianco, peso circa 70 kg, soffro spesso di mal di schiena e vorrei spendere meno di 700 euro. Quale materasso potrebbe essere adatto a me?
A quel punto l’intelligenza artificiale può già restringere parecchio la scelta.
Può spiegarti quali materiali potrebbero essere più adatti.
Può confrontare diversi prodotti.
Può indicarti vantaggi e svantaggi.
Può suggerirti alcune marche.
Può persino dirti quale modello sembra più vicino alle tue esigenze.
L’utente che dopo questa conversazione clicca su un sito non sta iniziando la ricerca.
Ha già fatto una parte del lavoro.
Magari ha già escluso 5 prodotti.
Ha già capito quanto vuole spendere.
Sa già quali caratteristiche gli interessano.
Ora vuole semplicemente controllare meglio una delle soluzioni suggerite.
Questo cambia parecchio il valore di quella visita.
Il traffico AI può essere poco, ma molto qualificato

Uno degli errori più facili da fare è guardare soltanto il numero di visite che provengono dai motori di ricerca generativi su Google Analytics.
Mettiamo che in un mese Google ti porti 20.000 utenti.
ChatGPT te ne porta 400.
Verrebbe naturale pensare:
Google è importante. ChatGPT ancora no.
Ma quei numeri, presi da soli, raccontano poco.
Bisogna capire perché quelle 400 persone sono arrivate sul tuo sito.
Molte conversazioni con ChatGPT finiscono senza nessun clic.
Una persona chiede:
Quanto deve cuocere una pizza nel forno di casa?
Riceve la risposta.
Problema risolto.
Non ha nessun motivo per visitare un altro sito.
Se invece ChatGPT cita una guida e quella persona decide di aprirla, probabilmente sta cercando qualcosa in più.
Potrebbe voler:
- controllare meglio un’informazione;
- leggere una spiegazione più completa;
- vedere dati o esempi;
- confrontare un prodotto;
- conoscere meglio un servizio;
- acquistare o chiedere un preventivo.
Il traffico può quindi essere più basso rispetto a Google.
Ma una parte di quelle visite potrebbe arrivare da persone che sono già molto avanti nella scelta.
Ed è questo il dato che dovrebbe interessarti.
Una landing page pensata per Google Ads potrebbe non bastare
Prendiamo un altro esempio.
Stai cercando qualcuno che ristrutturi il bagno di casa.
Su Google cerchi:
ristrutturazione bagno Milano.
Clicchi su un annuncio.
Arrivi su una landing page.
Trovi una foto.
Tre vantaggi.
Una frase come:
Ristruttura il tuo bagno in soli 7 giorni.
Subito sotto compare il modulo:
Nome.
Telefono.
Email.
Richiedi preventivo.
Una struttura del genere può funzionare molto bene nelle campagne PPC.
Ora immaginiamo un percorso diverso.
Hai chiesto a ChatGPT:
Vorrei rifare un bagno di 6 metri quadrati a Milano. Quanto potrebbe costare? Quali lavori incidono di più sul prezzo e come posso scegliere un’impresa seria?
ChatGPT ti spiega alcune cose.
Poi cita il sito di un’impresa perché contiene una guida dettagliata sui costi.
Tu clicchi.
Che cosa vuoi trovare?
Probabilmente vuoi leggere quella guida.
Vuoi vedere esempi di lavori.
Vuoi capire quanto costa rifare gli impianti.
Vuoi vedere foto di lavori già realizzati.
Vuoi controllare se l’azienda spiega bene cosa è incluso nel preventivo.
Se invece atterri su una pagina che ti dice soltanto:
Lascia il numero e ti richiamiamo.
potresti andartene.
Il visitatore proveniente dall’AI può avere bisogno di conferme, non soltanto di una call to action.
La pagina deve mantenere la promessa fatta dall’AI
Questo aspetto secondo me diventerà sempre più importante.
Immagina che ChatGPT dica:
Secondo il sito X, rifare completamente un bagno può costare tra una certa cifra e un’altra in base agli impianti, ai materiali e alle dimensioni.
L’utente apre quel sito.
La pagina dovrebbe permettergli di trovare subito quelle informazioni.
Non dovrebbe costringerlo a cercarle per cinque minuti.
Lo stesso vale per un ecommerce.
Se ChatGPT consiglia una valigia perché pesa poco, nella pagina prodotto il peso deve essere facile da trovare.
Se consiglia un hotel perché dispone di parcheggio gratuito, il sito deve confermarlo chiaramente.
Se cita un’azienda perché ha pubblicato dei dati interessanti, quei dati devono essere visibili.
Pensa sempre a una cosa.
L’utente arriva sul tuo sito con un’informazione già in testa.
La tua pagina deve confermarla e aiutarlo a fare il passo successivo.
Essere primi su Google non significa automaticamente essere citati dalle AI

Per anni la SEO ha portato molti siti a seguire uno schema abbastanza semplice.
Guardare cosa funziona su Google.
Studiare i primi risultati.
Creare un contenuto simile, magari un po’ più lungo.
Inserire le keyword giuste.
Ottimizzare title, H1 e sottotitoli.
Questo metodo può ancora avere senso.
Ma per essere citati dalle AI potrebbe non essere sufficiente.
Immagina che esistano 50 articoli intitolati:
Come pulire un divano in tessuto.
Tutti spiegano più o meno le stesse cose.
Acqua.
Sapone.
Aspirapolvere.
Controllo dell’etichetta.
Prova su una zona nascosta.
Se pubblichi il cinquantunesimo articolo con gli stessi consigli, cosa stai aggiungendo?
Poco.
Ora immagina invece di pubblicare una guida nella quale hai testato cinque metodi diversi su cinque tipi di macchie.
Fotografi il risultato.
Spieghi quale prodotto ha funzionato meglio.
Indichi quanto tempo hai lasciato agire ogni soluzione.
Mostri anche quali metodi hanno peggiorato la macchia.
A quel punto hai creato qualcosa di diverso.
E soprattutto hai creato informazioni originali.
Dai alle AI un motivo per citarti
Se vuoi aumentare le possibilità di comparire nelle risposte di ChatGPT e degli altri sistemi AI, devi provare ad aggiungere qualcosa che gli altri siti non hanno.
Può trattarsi di:
- test reali;
- dati raccolti dalla tua azienda;
- sondaggi;
- esperienze personali;
- opinioni di esperti;
- foto e confronti originali;
- case study;
- prezzi raccolti e aggiornati;
- errori che hai commesso e risultati ottenuti.
Facciamo un esempio.
Un articolo intitolato:
Quanto costa rifare un bagno?
può essere utile.
Ma un articolo intitolato:
Abbiamo analizzato 80 preventivi per la ristrutturazione del bagno: ecco quanto si spende realmente
contiene qualcosa che gli altri potrebbero non avere.
I dati.
Questo dà più valore al contenuto.
E può anche dare a un sistema AI un motivo concreto per utilizzarlo come fonte.
Guarda quali siti vengono già citati

Non fissarti soltanto sul tuo sito.
Fai una prova molto semplice.
Apri ChatGPT.
Fai le stesse domande che potrebbe fare un tuo potenziale cliente.
Poi controlla le fonti.
Ripeti l’esperimento con domande leggermente diverse.
Potresti accorgerti che alcuni siti compaiono spesso.
Per esempio:
- YouTube;
- Reddit;
- magazine specializzati;
- siti di recensioni;
- forum;
- comparatori;
- blog molto verticali.
A quel punto puoi ragionare in due modi.
Il primo è:
Come posso far citare il mio sito?
Il secondo è:
Come posso far comparire il mio brand nei siti che ChatGPT cita già?
Facciamo un esempio.
Vendi macchine da caffè.
ChatGPT cita spesso un determinato canale YouTube nelle risposte sulle migliori macchine da caffè.
Potresti provare a far recensire il tuo prodotto da quel canale.
Oppure scopri che viene citato spesso un sito di comparazione.
Potresti cercare di essere inserito nelle sue classifiche.
La visibilità nelle AI non passa necessariamente soltanto dal tuo dominio.
Può passare anche da siti esterni nei quali compare il tuo brand.
Il tracciamento del traffico AI è ancora imperfetto
C’è poi un problema molto pratico.
Capire esattamente quanto traffico e quante vendite arrivano da ChatGPT non è sempre semplice.
Una parte delle visite può comparire correttamente come referral.
Altre possono essere classificate in modo diverso.
Inoltre mancano molte informazioni che siamo abituati ad avere con Google Search Console.
Con Google puoi vedere quali ricerche hanno generato impression e clic.
Con ChatGPT la situazione è diversa.
Non puoi entrare in Analytics e leggere:
127 persone hanno chiesto a ChatGPT quale fosse il miglior materasso sotto i 500 euro e 14 hanno cliccato sul tuo sito.
Questo rende l’attribuzione più complicata.
Un sistema molto semplice può però aiutarti.
Nei moduli di contatto o durante l’acquisto puoi inserire una domanda:
Come ci hai conosciuto?
Con risposte come:
- Google;
- ChatGPT;
- Perplexity;
- Instagram o Facebook;
- YouTube;
- Passaparola;
- Altro.
Non sarà un sistema perfetto.
Ma può farti scoprire qualcosa che i normali strumenti di analisi non mostrano bene.
Immagina di ricevere 100 richieste di preventivo.
Analytics attribuisce soltanto 4 visite a ChatGPT.
Nel modulo, invece, 15 persone dichiarano di averti conosciuto grazie a ChatGPT.
A quel punto capisci che guardare soltanto i referral sarebbe stato fuorviante.
La SEO per le AI non finisce con la citazione
Gran parte delle discussioni sulla GEO e sulla SEO per ChatGPT ruota intorno a una domanda:
Come faccio a farmi citare?
Domanda corretta.
Ma secondo me ce n’è un’altra altrettanto importante:
Cosa succede dopo che vengo citato?
Immaginiamo che ChatGPT consigli il tuo ecommerce.
Ottimo.
L’utente clicca.
La pagina carica lentamente.
Le informazioni che stava cercando sono nascoste.
Il prezzo non è chiaro.
Non trova le spese di spedizione.
Non capisce perché dovrebbe scegliere proprio quel prodotto.
La citazione a quel punto ti è servita poco.
Bisogna quindi iniziare a ragionare su un percorso completo:
- Creare contenuti che meritino di essere citati.
- Ottenere visibilità nelle risposte AI.
- Capire perché l’utente ha cliccato.
- Mostrargli subito le informazioni che sta cercando.
- Accompagnarlo verso la conversione.
SEO e CRO diventano quindi ancora più vicine.
Non basta portare una persona sul sito.
Bisogna capire in quale fase della scelta si trova quella persona.
Un utente proveniente da ChatGPT potrebbe aver già confrontato prodotti, letto pro e contro, stabilito un budget e scartato diversi concorrenti.
Magari gli manca soltanto un’ultima conferma.
Se il tuo sito riesce a dargliela, quella singola visita può avere un valore molto più alto di quanto lasci intuire il semplice numero dentro Google Analytics.

